Perché andare lontano?

Perché andare lontano? tanto il mondo non lo potrai cambiar!

È la frase provocante di un canto di padre Alex Brai, sx. L’abbiamo cantato e gridato più di una volta, durante i due Campi fatti l’estate scorsa in Sardegna (Macomer) con i saveriani,...

saveriane e giovani animatori dei “giovanissimi “e delle “ragazze sprint”, tanto che mi è rimasto scritto nella mente e nel cuore.

È stata per me, saveriana congolese, una fortuna partecipare a questi Campi, in questa terra che ci ha dato tante belle e buone saveriane e mi sento in dovere di condividere con voi il sentimento che riempie il mio cuore: la gioia e il senso di meraviglia.

Finora non avevo ancora avvicinato realmente i ragazzi italiani, ma attraverso i Campi ho avuto modo di incontrare da vicino e in modo diretto i giovanissimi e le ragazze sprint. Vivere con loro quindici giorni sotto lo stesso tetto, incontrare i loro genitori e conversare con loro è stato un piacere che mi ha fatto scoprire e capire alcune cose. Ho conosciuto dei giovani animatori con cui abbiamo potuto collaborare nella gioia e nella semplicità.

Le nostre giornate con i ragazzi erano piene di diverse attività: catechesi, momenti di formazione variegata, riflessioni sulla parola di Dio, preghiera con la vita, giochi vari, dinamiche per l’approfondimento delle tematiche proposte, camminate, balli e scherzi insieme, sport... Tutto ciò ha contribuito a creare un clima di gioia e di distensione per noi tutti.

Ricordo, alla fine del campo, la gioia di una mamma al vedere sua figlia scambiare il numero di telefono con tanti altri che non conosceva e che non voleva avvicinare all’inizio del campo. E poi i ragazzi che raccontavano di aver trovato una nuova famiglia, tante nuove relazioni che avrebbero dato loro la spinta di andare avanti con fiducia.

E stata veramente una settimana di “missione” tra di loro e di testimonianza che la fraternità è possibile e che attraverso la cura del nostro piccolo mondo personale possiamo imparare a cambiare il mondo intero. Sono rimasta colpita dalla vicinanza e dal calore di alcuni genitori verso di me anche se ci incontravamo per la prima volta: bastava a qualcuno un sorriso per sciogliere la paura del diverso.

Spesso sento dire che i giovani non credono più, ma io ho visto e capito che i ragazzi che ho incontrato non sono ostili alla fede, ma mancano di qualcuno che gli stia vicino, li incoraggi e li aiuti a vedere Dio e la sua azione nelle vicende della vita quotidiana.

Ho visto con i miei occhi la gioia di questi ragazzi che pregavano col cuore e sapevano esprimere con sincerità il loro incontro con Gesù, dopo aver ricevuto qualche strumento di lettura. Li ho visti piangere a calde lacrime caldi pensando che questo momento di calore e di relazioni disinteressate stava per finire.

Ho visto un forte impegno da parte degli animatori che non risparmiavano le energie per fare bene il loro compito, per aiutare i giovani a stare bene e a passare quei giorni con soddisfazione. Un bell’esempio di generosità e di gratuità! Ho letto anche sul viso di certi di loro il dispiacere per il fatto che i Saveriani stanno lasciando Macomer e non si sa come le cose potranno andare avanti. Confidiamo nella Provvidenza che non ci abbandona, che sa meglio di noi la strada giusta da prendere .

Grazie a tutti quanti hanno collaborato per rendere bella questa esperienza! Ed io oggi posso dire che vale la pena andare lontano. Non soltanto lontano dai propri cari, dal proprio Paese, dalle proprie abitudini ma soprattutto lontano da noi stessi e da ciò che consideriamo già stabile e compiuto in noi, per dare spazio alla novità, alla gratuità, al “disturbo” edificante che ci viene dall’altro che incontriamo nelle nostre relazioni e nel nostro lavoro. Sono felice di aver condiviso questo tempo cercando di stare vicino a questi giovani pieni di vita e di entusiasmo. Grazie!

Francine Bisimwa Kikumi. mmx

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