"Impegno comune per migranti e lavoro"

ROMA - Un 'patto' sociale per il lavoro. Lanciato dal presidente della Repubblica e dal Papa, che stamattina è salito al Colle per ricambiare la visita in Vaticano dello scorso anno di Sergio Mattarella. L'occupazione, in particolare quella fra i giovani, è "troppo precaria e poco retribuita" avverte Francesco, che invoca un lavoro 'stabile e dignitoso'.

  È una priorità, aggiunge il capo dello Stato, "deve essere al centro dell'esercizio delle responsabilità di istituzioni e forze sociali". Poi, con un fuori programma, i due vanno ad incontrare nei giardini del Colle i ragazzi e le famiglie delle zone terremotate, che applaudono la passeggiata del presidente e del Papa. Bergoglio li incoraggia e improvvisa un discorso. "Coraggio, state su, bisogna salire.

Come dice quella bella canzone degli alpini, l'arte della salita sta non nel non cadere, ma nel non restare caduti". Una grande sintonia, 'politica' e umana fra i due,  grande cordialità e sorrisi. E come un manifesto comune di intenti che mette dunque al centro l'emergenza lavoro, ma anche l'immigrazione, la lotta al terrorismo e al fondamentalismo, i cambiamenti climatici. "Non possiamo abdicare agli accordi di Parigi", denuncia con forza il presidente della Repubblica. Papa Bergoglio arriva cinque minuti in anticipo sull'orario, fissato per le 11, a bordo della solita utilitaria e senza insegne da capo dello Stato del Vaticano. Dopo gli onori si chiudono le porte dello studio alla Vetrata dove il capo dello Chiesa e il capo dello Stato italiano restano a colloquio.

Le prime parole del Papa nell'incontro privato esprimono un caloroso ringraziamento al nostro Paese: "Grazie signor presidente per ciò che state facendo, per la generosità dell'Italia nei confronti dei profughi e degli immigrati". E Mattarella; "È un nostro dovere, santità. Speriamo che anche la comunità internazionale e quella europea se ne facciano sempre più carico, per agire insieme".
 

Una trentina di minuti di colloquio. Quando termina, entrano i tre figli e quattro nipoti del presidente. La benedizione del Papa, che dona loro un rosario. Mattarella aveva regalato a Bergoglio un fermaglio di piviale in argento, una spilla da agganciare appunto al mantello liturgico. Il Papa aveva ricambiato con un'icona dei Beati Pietro e Paolo di fine XVII secolo, dai Musei Vaticani. Al Colle, ad accoglierlo, anche il premier Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, e Maria Elena Boschi.

I giovani, dunque, al centro delle comuni preoccupazioni. E ci sono centinaia di ragazzi che, prima nel cortile d'onore e poi nei giardini del Colle, li aspettano. Una novità nel cerimoniale delle visite al Colle dei capi di Stato, con Mattarella che ha voluto appunto aprire le porte al pubblico anche in occasione dell'arrivo del Papa. Vengono da cinque regioni colpite dal sisma (Abruzzo, Marche, Umbria, Lazio, Emilia), dalle scuole elementari al liceo. A Bergoglio regalano disegni e dolcetti.

Nel Salone dei Corazzieri, invece le dichiarazioni ufficiali. L'appello comune all'accoglienza dei profughi. "I problemi, i grandi problemi di questa epoca – dice Mattarella – se affrontati con un approccio inadeguato e angusto rischiano di travolgerci". E il richiamo del Papa a chi ha responsabilità in campo politico e amministrativo per un "paziente e umile lavoro" per il bene comune, che "cerchi di rafforzare i legami fra gente e istituzioni": ci sono problemi complessi che "nessuno può pretendere di risolvere da solo".

 

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