"Vieni, figlia!"

Gioia e responsabilità

Per noi, Missionarie di Maria, la grande sfida oggi è mettere in pratica l’eredità che la madre Celestina Bottego ci ha lasciato. Come testimoniare con la nostra vita “quello “spirito di famiglia’ che permette di riconoscere nello straniero un vicino, nel migrante un familiare, nel lontano un fratello?”

Per me questa sfida è al contempo motivo di gioia e una grande responsabilità. Come vivere questa sua eredità? (...) Anche se non ho conosciuto personalmente la Madre, mi hanno sempre colpito i suoi scritti pieni di tenerezza e semplicità, cosi come parla il cuore di una mamma alle sue figlie.

Dopo il mio arrivo in Italia, ho potuto sentire l’energia della sua presenza nella nostra Casa madre. Oltre al contesto ambientale, tutto parla di lei: la sua stanza, i suoi oggetti personali e la testimonianza delle persone che l’hanno conosciuta. Le sorelle mi hanno fatto gustare i suoi scritti e poter leggere in italiano mi ha avvantaggiata nell’approfondimento di ogni parola o espressione.

Una presenza costante

Ho sentito costantemente la presenza della Madre nella mia vita, specialmente in avvenimenti particolari. Nel 1991, quando arrivai a Parma per la prima volta e incontravo le prime difficoltà per imparare la lingua e adattarmi in una nuova cultura, la sognai. La vidi proprio come le sorelle me l’avevano descritta. Con le braccia aperte, mi diceva: “Vieni figlia!”. Quando mi svegliai ero piena di gioia e pensai: “Madre, non è un sogno, tu mi hai veramente accolta in questa casa!”. A più di vent’anni di distanza, riflettendo su questo fatto, posso dire che le cose non capitano per caso, ma in Dio tutto è provvidenza, tutto è presenza, tutto è vita.

Il 24 maggio 1988, quattro mesi giusti dopo la mia prima professione religiosa e anniversario del “sì” della Madre, mi capitò un fatto per me molto significativo. La mia mamma era ammalata e io stavo portando a mia sorella Beth il risultato dei suoi esami medici, ove appariva la sua gravità. Viaggiavo in un pulmino per incontrarla e poi proseguire per Barcarena, in compagnia di un amico che mi aveva dato un passaggio, perché desideravo arrivare in comunità per la preghiera dei Vespri. Ci tenevo tanto, anche perché era il mio primo 24 maggio in quella comunità. Mentre gli parlavo della Madre e della storia del suo “sì”, facemmo un brutto incidente. Rendendomi conto del pericolo, invocai: “Madre aiutami!”. Quando poi vidi le condizioni del pulmino, mi resi conto che eravamo salvi per miracolo. Sono sicura che la Madre ci è stata vicina, in quella doppia sofferenza: la malattia di mia mamma e i dolori che sentivo in tutto il corpo, soprattutto per la ferita in testa. Ringraziai il Signore per la sua materna presenza nella mia vita.

Nel 1999, appena rientrata in Brasile dalla missione in Ciad, accompagnai mio padre in ospedale per un delicato intervento. Dovetti rientrare a casa per prendere qualcosa e quando ritornai, mio padre era già stato operato. Mentre ringraziavo il Signore per il buon esito di quell’intervento, venne l’infermiera e mi fece notare un’immaginetta sotto la testa di mio padre: “L’ho trovata nella sua tasca. Penso che sia una persona molto cara per lui, allora ho preso l’immagine e l’ho messa accanto a lui durante l’intervento”. Con mia grande sorpresa, era proprio la foto della nostra Madre. Mio padre si era affidato a lei e per questo era tranquillo e aveva voluto affrontare l’intervento anche in mia assenza. Quando si svegliò, mi colpì la sua serenità: sapeva che Qualcuno lo custodiva, perché aveva un’avvocata in cielo.

Una Madre così

Certo, una mamma cosi, anche una figlia ribelle come me non può mai lasciare di invocarla. Sono tante le situazioni in cui ho sentito la sua presenza e la sua tenerezza materna. Tanti momenti di dolore, di malattia, tante notti oscure mi hanno provata, ma la croce non mi ha mai scoraggiata. Oggi, vorrei dire alla Madre un grazie di cuore, per il dono della sua vita di santità, fatta di piccoli gesti di amore e di solidarietà per chi soffre. È proprio questo aspetto della sua personalità che mi ha più colpita: la sua accoglienza e condivisione con tutti, in modo speciale con i più poveri e i sofferenti, segno di una grande umanità, Una donna veramente santa, perché tanto umana. Grazie mia carissima Madre! 

 

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