Paola è tornata al Padre

La mattina di domenica 21 settembre Paola ci ha lasciato dopo alcuni mesi di malattia e sofferenze. Il nostro pensiero e la nostra preghiera va a tutta la sua famiglia ed in modo speciale a Silvio che ha condiviso con lei la vita.

 Paola

Difficile descrivere a parole i sentimenti e le emozioni che ci hanno attraversato dopo aver appreso la notizia della sua morte , notizia che segue a poca distanza l'altra notizia della terribile tragedia delle Sorelle Olga, Lucia e Bernadetta trucidate in Burundi. Esprimere con parole tutto questo non è per nulla facile, ma lo Spirito non ci lascia mai soli. Patrizia con la sua solita bravura e con con una ispirazione davvero grande è riuscita, durante l'Ufficio Funebre, a fissare i pensieri della nostra speranza. Vogliamo riportare questi pensieri a ricordo di Paola, ringraziando di cuore tutte le Sorelle per la vicianza e l'affetto che hanno dimostrato.

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In questa Eucaristia, noi laici e laiche delle Missionarie di Maria Saveriane vogliamo ringraziare il Signore per averci posto accanto Silvio e Paola: per noi sono stati un esempio che ci ha portato a stimarli e ammirarli sempre più, man mano che si approfondiva la nostra conoscenza e la nostra amicizia.

Paola carissima tu hai vissuto il Vangelo delle Beatitudini e hai testimoniato con la tua vita, qui sulla terra, lo stile profondo delle Beatitudini. La parola beatitudine nel Vangelo, significa felicità e gioia: la vita per te è stata anche sacrificio, ma sempre per raggiungere un meglio, non un “purtroppo” da sopportare. Ecco il perché del tuo vivere nella serenità e nella gioia che traspariva dal tuo volto sorridente quando i nostri sguardi si incrociavano.

Le prime tre beatitudini di Gesù ci sembra si adattino molto bene a Paola:

o     Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli: ci ricordano la sua umiltà e la sua discrezione!

o     Beati gli afflitti perché saranno consolati: quante malattie  e difficoltà ella ha saputo superare con serenità!

o     Beati i miti perché erediteranno la terra: tutti siamo stati beneficiati dalla bontà di Paola che era sempre vicina a ciascuno di noi, soprattutto quando eravamo ammalati, preoccupati o sofferenti.

Paola non ti allarmare, queste parole non vogliono celebrare la tua persona, ma diventare per noi lezione per la vita, la nostra vita qui sulla terra ogni giorno, per prepararci alla Vita che non ha fine.

E noi crediamo che tu Paola oggi abbia raggiunto la gioia sconfinata nel Regno di Dio e che ora tu possa toccare con i tuoi piedi la riva del Paradiso, dove il tuo Signore ti sta aspettando a braccia aperte, per darti la ricompensa e il premio che hai meritato con la tua vita. Lassù i tuoi cari e tutti i tuoi amici ti stanno facendo festa, assieme a Padre Giacomo, a Madre Celestina, a Olga, Lucia e Bernadetta, le nostre tre Sorelle uccise in Burundi che, come te, hanno saputo fare della loro vita uno stupendo dono d’amore ai fratelli.

Sì, è questa la nostra fede: la morte non ha mai l’ultima parola sulla vita.

Cara Paola non ti vedremo più fisicamente, ma ti sappiamo nella comunione dei santi con noi. Prega per noi affinché siamo autentici testimoni dell'amore del Signore e sempre,  come te, con la gioia nel cuore e sulle labbra.

Noi preghiamo per te e siamo certi che il Signore ti ha già dato la gioia del Paradiso.

Arrivederci Paola! .

Serena è tornata dal Brasile

Ecco di seguito un breve riassunto dell'esperienza che Serena ha fatto nella missione delle Sorelle a Serrano in Brasile.

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Questa esperienza che si è svolta nel mese di agosto 2013, è stata un viaggio esteriore, da Milano al Brasile, ma anche un viaggio interiore. E' stato un uscire da me stessa e andare verso gli altri, o come dice il papa Francesco, verso le periferie, del mondo o dell'anima.

 Arrivo

All'inizio, appena arrivata in BRASILE, resto favorevolmente impressionata dal calore e dall'accoglienza del popolo, oltre che delle sorelle. Tutti mi abbracciavano, anche se ero sconosciuta, tutti mi accoglievano.

Poi però , una volta  arrivata  dopo molte ore di volo e di omnibus a Serrano, all'inizio mi è venuta una crisi, per vari motivi : per la lingua ,che credevo di conoscere ,ma che non capivo, per il clima diverso , caldo umido, equatoriale, per la nostalgia di casa e lo spaesamento. Non capivo nulla e soprattutto mi sentivo inutile. Ma proprio là Dio mi aspettava ,in quel deserto in quel vuoto, per farmi stare in silenzio, per fare il deserto in me.

Poi ho iniziato ad uscire con le sorelle , a capire qualcosa della lingua e così a capire anche il senso della loro presenza laggiù-

Quando sono arrivate a Serrano 5 anni fa le sorelle hanno visitato tante famiglie ,Amabile che è stata 50 anni in Brasile parlava con loro, le invitava a venire  ad una preghiera in chiesa. Si domandavano, ”ci saranno abbastanza panche per sedersi?”  Invece quella volta, 5 anni fa ,non era venuto nessuno.

Ora dopo 5 anni, ci sono circa 25 catechisti locali, moltissimi prendono i sacramenti, le prime comunioni vanno dai 10 ai 16 anni ,le cresime dai 18 ai 30,e molti matrimoni celebrati da coppie già con figli.

Il lavoro che fanno le sorelle è costruire la Chiesa là. Se loro non ci fossero la Chiesa non ci sarebbe. I preti sono pochi per un territorio vastissimo.Le sorelle formano operatori pastorali del luogo, in modo che formino altri,ci sono gruppi di famiglie , gruppi biblici ,operatori, catechisti per i sacramenti e così via...

Gli abitanti del Maranhao ,lo stato in cui  ci trovavamo, sono tutti neri, ex schiavi, popolo kilombola e nei viaggi all'interno abbiamo trovato villaggi senza acqua corrente, anche se avevano tutti però  la luce. Alcuni erano molto poveri, altri invece si erano ingegnati a coltivare e trasformare la manioca, avevano mucche , galline, asini , cavalli, e alberi da frutta da cui ricavano succhi che poi vendono.  Sono insomma  villaggi agricolo-pastorali, anche di pescatori: hanno casette piccole, un tempo tutte  di  paglia e fango, ora molte  sono diventate di muratura.

I viaggi all'interno faticosi e bellissimi, erano condotti da Amabile nella sua Punto rossa, che traversava strade impraticabili, passava ponti di assi di legno, viaggi assolutamente avventurosi.

Le persone amavano molto le sorelle che sono viste come un baluardo di valori non solo religiosi ma anche umani e sociali, di giustizia.

people

L'ospitalità generosa anche dei poveri mi colpiva: avevano poco ,ma offrivano sempre qualcosa a chi andava a trovarli.  Era bello ascoltare quei poveri che conservano una loro grande dignità, c'era da imparare da loro.Le sorelle poi sono delle campionesse di ascolto e di attenzione.

Alcune ragazze per esempio restano incinte a 15 , 16 anni, loro non giudicano ma amano, e queste ragazze tengono i loro bambini ,aiutate spesso dalle famiglie di origine.Per la cultura del luogo un bambino è comunque un dono. Nel loro mondo primitivo c'è posto per l'infanzia, un grande posto, meglio che nella nostra cultura occidentale , dove i bambini sono considerati un impaccio.

Vale la pena imparare molte cose dai valori di questo popolo.

Poi sono stata anche ad Abaitè,dove le sorelle gestiscono un ospedale, che è anche ambulatorio pediatrico e ginecologico-vale la pena investire su queste strutture,  aiutarli se possibile.

Ma quel che ho riportato dentro è la religiosità e l'accoglienza di questo popolo, che mi resta impressa anche da una lettera che i bambini del catechismo mi hanno scritto quando sono partita....e che posso leggere  o riassumere in breve.... 

Vedere come le sorelle , per esempio come Amabile ama il popolo kilombola è meraviglioso. "Sono miei figli", dice di loro. Per me è stata una lezione fortissima . Amare senza giudicare, senza altro volere che il bene , la giustizia per loro. Non finirei più di esaltare i valori dei poveri del maranao, la loro cordialità e bontà. si nota anche dalle scritte sulle case e sui locali pubblici"DEUS  bem sabe."DEUS nos abençoa".e così via.

E alla fine resta il desiderio di tornare per essere utile, non solo per guardare e imparare. Ma questo sarà per un'altra puntata.